Ritorno a scuola, la pediatra: «Prepariamoli prima, senza trasformare settembre in una corsa»
Manca meno di un mese alla ripresa della scuola. Sonno, virus, schermi, mal di pancia, stanchezza e giornate troppo piene: ne parliamo con la pediatra e neonatologa Immacolata Savarese. Per capire cosa possiamo fare già adesso e, soprattutto, quando c'è davvero qualcosa di cui preoccuparsi.
Ma il ritorno a
scuola comincia prima della prima campanella.
Durante l'estate
cambia la giornata dei bambini. Si va a letto più tardi, ci si sveglia più
tardi, cambiano gli orari dei pasti e spesso aumentano anche smartphone, tablet
e videogiochi. Poi arriva settembre e, nel giro di pochi giorni, chiediamo loro
di tornare a svegliarsi presto, stare attenti per ore, fare i compiti,
riprendere lo sport e ricominciare a vivere ogni giorno insieme a tanti altri
bambini.
Come possiamo
prepararli senza trasformare il rientro in una nuova fonte di stress? Ne
parliamo con la dottoressa Immacolata Savarese, pediatra e neonatologa della
Terapia Intensiva Neonatale (TIN) dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Dottoressa, manca
ancora qualche settimana. È troppo presto per cominciare a prepararli?
«No. Anzi, avere
ancora un po' di tempo ci permette di evitare cambiamenti troppo bruschi. Non
dobbiamo togliere ai bambini gli ultimi giorni di vacanza, ma possiamo
accompagnarli gradualmente verso gli orari che ritroveranno a settembre. Se
durante l'estate sono andati a letto e si sono svegliati molto più tardi,
possiamo cominciare piano piano a recuperare una maggiore regolarità. Senza
rigidità e senza trasformare anche questo in un problema.»
Un bambino che dorme
poco è semplicemente più stanco?
«Non sempre. La
stanchezza può comparire anche come irritabilità, nervosismo o difficoltà a
concentrarsi. Per questo il sonno non dovrebbe essere quello che resta della
giornata dopo aver fatto tutto il resto. Prepariamo con grande attenzione
zaino, quaderni e vestiti. Dovremmo pensare anche al ritmo con cui il bambino
arriva al primo giorno.»
E con smartphone,
tablet e videogiochi come facciamo? In estate spesso le regole saltano.
«Non serve
demonizzare la tecnologia e neppure passare improvvisamente da tutto a niente.
Bisogna recuperare gradualmente alcune regole. La domanda da farsi è semplice:
lo schermo sta togliendo tempo al sonno, al movimento, al gioco o alla
famiglia? Se la risposta è sì, probabilmente bisogna riequilibrare la giornata.
Senza far vivere al bambino il telefono o il tablet tolto come una punizione
perché sta ricominciando la scuola.»
Poi c'è una paura che
conoscono quasi tutti i genitori: “Adesso torna a scuola e ricomincerà ad
ammalarsi”.
«Tornare a vivere
ogni giorno insieme ad altri bambini aumenta naturalmente le occasioni di
contatto e quindi anche la possibilità di incontrare le comuni infezioni,
soprattutto tra i più piccoli. Questo però non significa vivere settembre
aspettando la prima febbre. Raffreddori e altri disturbi sono comuni. È più
utile imparare a distinguere ciò che può essere gestito normalmente da quello
che richiede invece una valutazione del pediatra.»
Allora le faccio la
domanda che probabilmente molte mamme vorrebbero farle: quando devo
preoccuparmi davvero?
«Non c'è una risposta
uguale per tutti. Contano l'età del bambino, la sua storia e le sue condizioni.
Bisogna guardarlo nel suo insieme, non fissarsi soltanto su un sintomo. Come
respira? Riesce a bere? È presente, reattivo? È molto diverso dal solito?
Una madre e un padre
conoscono il proprio figlio. Quando sentono che “non è lui”, che c'è qualcosa
di realmente diverso, quel dubbio merita di essere ascoltato. Internet può dare
informazioni generali, ma non può visitare vostro figlio.»
A settembre
ricomincia anche la corsa a vitamine e prodotti per “aumentare le difese
immunitarie”. Servono?
«Prima di dare
qualcosa a un bambino è sempre meglio parlarne con il pediatra. Dobbiamo stare
attenti all'idea che esista un prodotto capace da solo di evitare le comuni
infezioni. La salute passa prima di tutto da alimentazione, sonno, movimento,
igiene e corretta prevenzione. Se un bambino ha bisogno di un'integrazione,
deve esserci una ragione e va valutata nel suo caso specifico.»
E gli antibiotici?
«Non sono qualcosa da
dare “per sicurezza”. Molte infezioni dei bambini sono virali e in quei casi
l'antibiotico non serve. Deve essere il medico a stabilire quando è
necessario.»
Poi arriva quella
frase: “Mamma, mi fa male la pancia”. Se viene detta proprio prima di tornare a
scuola, cosa facciamo?
«Prima di tutto la
ascoltiamo. Non dobbiamo pensare immediatamente che il bambino sia malato, ma
neppure rispondere: “Non hai niente, è solo perché non vuoi andare a scuola”.
A volte i bambini
raccontano con il corpo qualcosa che non riescono ancora a spiegare con le
parole. Un mal di pancia, un mal di testa o la difficoltà ad addormentarsi
possono avere tante cause. Se il problema continua, si ripete, è intenso o ci
sono altri sintomi, va naturalmente sentito il pediatra.»
Quindi quel mal di
pancia potrebbe raccontarci anche una paura?
«Può succedere. Per
un bambino tornare a scuola può voler dire ritrovare gli amici e per un altro
affrontare qualcosa che lo preoccupa: una classe nuova, una difficoltà, il
distacco dal genitore. Non dobbiamo interrogarli continuamente. Dobbiamo far
capire loro che possono raccontarci come stanno.»
C'è anche un altro
problema. Finita la scuola comincia spesso una seconda giornata: compiti,
calcio, danza, piscina, inglese. Non stiamo riempiendo troppo le loro giornate?
«Le attività fanno
bene quando piacciono al bambino e sono vissute serenamente. Ma anche il tempo
libero serve. Un bambino non deve avere necessariamente ogni ora organizzata.
Possiamo guardarci
intorno e farci domande molto semplici. Dorme abbastanza? Ha ancora tempo per
giocare? Mangiamo sempre di corsa? Come arriva alla sera?
Se è continuamente
stanco e irritabile, forse non dobbiamo chiedergli di resistere di più. Qualche
volta siamo noi adulti a dover togliere qualcosa.»
Per i bambini con una
malattia cronica o una particolare fragilità il ritorno a scuola cambia?
«In questi casi le
indicazioni generali non bastano. Il rientro va preparato insieme al pediatra e
agli specialisti che conoscono il bambino. Bisogna controllare eventuali
terapie e capire anche quali informazioni deve avere la scuola. Preparare bene
queste cose riduce l'improvvisazione e aiuta anche il bambino più fragile a
vivere la scuola prima di tutto come un luogo nel quale crescere.»
Lei è anche
neonatologa. Lavorare con bambini così piccoli cosa insegna sul rapporto tra la
paura dei genitori e la crescita dei figli?
«Che proteggere un
figlio non significa riuscire a eliminare ogni rischio dalla sua vita.
Crescendo cambiano continuamente gli equilibri. Il nido, la scuola
dell'infanzia e poi la scuola sono anche piccoli passi verso l'autonomia. Il
genitore rimane una base sicura, ma essere una base sicura significa anche
permettere piano piano al bambino di entrare nel mondo.»
Ultima domanda. Siamo
alla sera prima del primo giorno. Zaino pronto, sveglia impostata e magari un
po' di agitazione in casa. Cosa direbbe a quella mamma o a quel papà?
«Che non devono
preparare un bambino perfetto per il primo giorno di scuola. Devono
accompagnare il loro bambino.
Qualcuno sarà
felicissimo, qualcuno avrà paura, qualcuno farà fatica ad addormentarsi. Non
dobbiamo trasformare ogni emozione in un problema. Prepariamo quello che
possiamo, ascoltiamoli e lasciamo loro anche il tempo di ritrovare il proprio
ritmo.»
Forse è proprio
questo il punto.
Compriamo zaini,
quaderni, scarpe e diari. Organizziamo sport, trasporti e pomeriggi. Facciamo
tutto quello che un genitore fa quando cerca di prendersi cura di un figlio.
Ma la mattina del
primo giorno, dentro quello zaino non entra soltanto un alunno. Entra un
bambino.
Con il suo sonno, il
suo corpo, le sue paure, la voglia di rivedere gli amici e magari quel mal di
pancia che ancora non sa spiegare.
Nelle prossime
settimane, allora, invece di domandargli continuamente «Sei pronto per tornare
a scuola?», potremmo provare a chiedergli:
«Come ti senti
all'idea di tornare?»
E avere davvero il
tempo di ascoltare la risposta.
Le indicazioni
generali possono aiutare, ma non sostituiscono una valutazione del singolo
bambino. La dottoressa Immacolata Savarese svolge attività pediatrica
anche in regime intramoenia presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e visite
pediatriche domiciliari nell'ambito del Comune di Fiumicino. Quando un dubbio
continua a preoccupare un genitore, una ricerca online non può sostituire il
confronto diretto con il pediatra.

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