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Benvenuti nel blog della Dottoressa Savarese, pediatra e neonatologa presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Con oltre 15 anni di esperienza nella TIN, la Dottoressa Savarese offre cure di altissimo livello ai neonati. Come mamma di due splendide ragazze, comprende perfettamente le difficoltà dei genitori moderni. Offre visite domiciliari private nel territorio di Fiumicino e zone limitrofe, garantendo assistenza nel comfort della vostra casa. Per visite o urgenze, Cell. 347 047 2890.
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Mal di testa nei bambini: capire, prevenire e accompagnare. Una guida per genitori informati
Dalla diagnosi alla gestione quotidiana della cefalea infantile: il ruolo chiave della famiglia e del pediatra
Il mal di testa nei bambini è un fenomeno molto più diffuso di quanto si creda. Ogni giorno, nella mia esperienza ambulatoriale, incontro famiglie sorprese, a volte preoccupate, che scoprono come la cefalea non sia affatto rara in età pediatrica. Non si tratta di un problema riservato agli adulti stressati, ma di una condizione che può toccare anche i più piccoli, sin dalla scuola dell’infanzia. Riconoscerla per tempo è il primo passo per intervenire in modo efficace, migliorando la qualità della vita del bambino e quella della sua famiglia.
Quando un bambino
lamenta mal di testa, è importante ascoltarlo. Non minimizzare, non
banalizzare. Dietro una frase semplice come “mi fa male la testa” si possono
nascondere disagi fisici, tensioni emotive, oppure uno stile di vita che merita
attenzione. La cefalea può avere cause diverse, e saperle distinguere è
fondamentale per orientare la cura.
Le cefalee
primarie, come l’emicrania o la cefalea tensiva, sono le più comuni.
L’emicrania si manifesta con dolore pulsante, spesso su un solo lato della
testa, e può essere accompagnata da nausea, vomito, sensibilità alla luce e ai
suoni. Alcuni bambini avvertono un’aura visiva prima dell’attacco, descrivendo
lampi di luce o immagini distorte. La cefalea tensiva, invece, si presenta con
una sensazione di compressione costante, come un cerchio che stringe la testa,
ed è legata spesso a stanchezza, stress scolastico o postura scorretta.
Le cefalee
secondarie, meno frequenti ma importanti, derivano da altre condizioni: febbre
alta, sinusiti, problemi visivi, traumi cranici. In rari casi, possono essere
il primo segnale di patologie neurologiche. Per questo è importante prestare
attenzione a segnali d’allarme: se il dolore compare al risveglio o durante la
notte, se peggiora progressivamente, se si accompagna a febbre, vomito a getto,
rigidità del collo o alterazioni comportamentali, è necessario consultare
tempestivamente il pediatra.
La diagnosi si
basa principalmente sull’ascolto. Nessun esame strumentale può sostituire
un’anamnesi accurata. In ambulatorio dedico tempo a comprendere il tipo di
dolore, la sua localizzazione, la frequenza degli episodi, le situazioni in cui
si manifesta. Chiedo ai genitori di descrivere la routine quotidiana del
bambino: quanto dorme, cosa mangia, quante ore passa davanti agli schermi, come
va a scuola, come gestisce ansia e stanchezza.
Talvolta
suggerisco di tenere un diario del mal di testa. È uno strumento semplice ma
prezioso, in cui annotare ogni episodio, cosa lo ha preceduto, quanto è durato,
come è stato risolto. Questo consente di individuare eventuali fattori
scatenanti ricorrenti, come la mancanza di sonno, la disidratazione, il digiuno
prolungato, l’eccesso di stimoli visivi o uditivi, oppure situazioni emotive
particolarmente intense.
Il trattamento
dipende dalla tipologia di cefalea. Nella maggior parte dei casi, farmaci come
il paracetamolo o l’ibuprofene, somministrati secondo le indicazioni del
pediatra, sono efficaci. Tuttavia, il vero obiettivo è la prevenzione. Le
famiglie possono fare molto, con gesti semplici e quotidiani. Un sonno
regolare, almeno 9-10 ore per i bambini in età scolare, è fondamentale. Anche
l’alimentazione va curata: pasti regolari, ricchi di frutta, verdura e cereali
integrali, limitando zuccheri raffinati e alimenti confezionati.
L’idratazione è
spesso sottovalutata: molti bambini bevono troppo poco. Portare con sé una
borraccia a scuola può essere un’abitudine utile. Anche l’attività fisica
all’aperto aiuta a scaricare tensioni e a favorire il rilassamento. Al
contrario, l’esposizione precoce e prolungata a tablet, computer e TV,
soprattutto nelle ore serali, può amplificare o anticipare la comparsa dei
sintomi.
Come pediatra,
sono particolarmente cauta sull’utilizzo degli schermi da parte dei bambini in
tenera età: ritengo che l’introduzione della tecnologia vada posticipata il più
possibile, e sempre sotto una guida attenta. È fondamentale che i genitori
stabiliscano limiti chiari e coerenti, non solo per prevenire disturbi come la
cefalea, ma per tutelare lo sviluppo neuro cognitivo e relazionale del bambino.
Un altro aspetto
importante è il sostegno emotivo. Molti bambini che soffrono di cefalea vivono
momenti di ansia o frustrazione, legati a prestazioni scolastiche, difficoltà
relazionali, aspettative elevate. È importante creare un ambiente familiare
accogliente, dove il bambino possa parlare senza timore di giudizi, sentirsi
compreso, e trovare il proprio spazio per esprimere emozioni e bisogni.
Quando il mal di
testa diventa frequente, è consigliabile coinvolgere anche la scuola. Gli
insegnanti possono osservare eventuali segnali di malessere durante la giornata
e collaborare con i genitori per adattare, se necessario, i ritmi e i carichi
di lavoro. In alcuni casi, può essere utile il supporto di uno psicologo,
specialmente quando il dolore si intreccia con disagi emotivi o familiari.
Infine, è
importante ricordare che ogni bambino è diverso. Non esistono soluzioni
standard. La gestione della cefalea richiede un approccio personalizzato, fatto
di ascolto, osservazione e collaborazione tra famiglia, pediatra e, quando
necessario, altri specialisti.
Educare le mamme,
soprattutto quelle alla prima esperienza, a riconoscere i segnali del corpo del
loro bambino è uno degli obiettivi più importanti del mio lavoro. Il mal di
testa non è solo un sintomo da spegnere con una medicina, ma un messaggio da
interpretare, un’occasione per migliorare l’equilibrio quotidiano e rafforzare
il dialogo tra genitori e figli. Per questo, l’informazione è uno strumento di
cura potente. E questo articolo vuole essere proprio questo: un riferimento
semplice ma accurato, per accompagnare le famiglie con competenza, empatia e
fiducia.
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